La frequenza giusta non è una regola fissa: si ricava da quante ore di lavoro la tua azienda può permettersi di rifare. Se la risposta è “mezza giornata”, il backup va fatto almeno ogni quattro ore; se è “un’ora”, serve una copia continua. Per la maggior parte delle PMI il minimo sensato è un backup giornaliero automatico, con copie più frequenti sui dati che cambiano di continuo.
Parti dalla domanda giusta
Invece di chiedere “ogni quanto fare il backup”, chiediti: se stamattina si rompesse il server, da quale punto ripartiamo? La distanza fra quel punto e adesso è esattamente il tuo intervallo di backup. Su questa domanda si mettono d’accordo titolare e reparti in dieci minuti, mentre sui tecnicismi non si arriva mai in fondo.
Frequenze tipiche per tipo di dato
- Gestionale, fatturazione, database: più volte al giorno, sono i dati che cambiano in continuazione.
- File di lavoro e cartelle condivise: almeno una volta al giorno, di notte.
- Posta elettronica su Microsoft 365: giornaliero con backup dedicato, perché la casella non è protetta dal fornitore contro la cancellazione.
- Immagine completa dei server: settimanale, per rimettere in piedi la macchina intera e non solo i file.
La frequenza non basta senza il resto
Un backup fatto ogni ora ma tenuto sullo stesso NAS del server non protegge da un incendio né da un ransomware, che cifra anche le copie raggiungibili dalla rete. Servono almeno una copia fuori sede e una copia non modificabile. È il principio della regola 3-2-1.
Il controllo che quasi nessuno fa
Un backup non testato non è un backup. Almeno una volta al trimestre va provato il ripristino vero di qualche file e, una volta all’anno, di un server intero: è lì che si scoprono i job fermi da mesi e le cartelle mai incluse. Il momento sbagliato per accorgersene è quando serve.
Come impostiamo backup e verifiche: backup cloud aziendale. Se il danno è già avvenuto: recupero dati.