Gap analysis NIS2
Fotografiamo lo stato tecnico dell'infrastruttura e lo confrontiamo con le misure richieste, per ottenere un piano di intervento con priorità reali.
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Dove sei davvero scoperto rispetto alle misure NIS2
Una gap analysis risponde a una domanda precisa: tra ciò che il decreto richiede e ciò che sull’infrastruttura esiste oggi, quanto manca e dove.
Non è un questionario compilato in sala riunioni: guardiamo le configurazioni reali di rete, server, endpoint e cloud, e verifichiamo se le procedure dichiarate funzionano.
L’esito è un documento leggibile anche da chi non è del mestiere, con gli interventi ordinati per rischio.
Rilevazione dello stato di fatto
Inventario di sistemi, accessi, protezioni attive e punti di esposizione verso l'esterno.
Confronto con le misure attese
Ogni area viene messa a confronto con i requisiti di gestione del rischio applicabili.
Piano di intervento
Azioni correttive con priorità, dipendenze e stima dell'impegno richiesto.
Cosa verifichiamo, area per area
- Governance, politiche e gestione degli accessi
- Perimetro di rete e segmentazione
- Endpoint, server e posta elettronica
- Vulnerabilità e processo di aggiornamento
- Backup, prove di ripristino e continuità
- Rilevazione, incident response e catena di fornitura
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Cosa non è una gap analysis
Viene spesso confusa con altre due attività, ma il perimetro è diverso. Un’analisi delle vulnerabilità elenca le debolezze note dei sistemi: è uno strumento, e la gap analysis lo usa, ma non risponde alla domanda organizzativa. Un test di intrusione simula un attacco reale per dimostrare cosa è sfruttabile: serve a validare, non a inquadrare.
Questa analisi sta un livello sopra: unisce dato tecnico e procedurale e produce una mappa di priorità. È il documento con cui si decide dove spendere per primi, e il punto di partenza del percorso di adeguamento.
Si svolge in tre momenti: raccolta iniziale, verifica tecnica sulle configurazioni effettive, restituzione discussa con la direzione. La durata dipende dall’estensione dell’infrastruttura e la definiamo dopo una prima ricognizione. Se non hai ancora chiarito se rientri nell’ambito della direttiva, quella verifica viene prima.
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A chi potrebbe servire
Gap analysis: domande frequenti
Come si svolge, cosa produce e in cosa si distingue dalle altre verifiche di sicurezza.
Serve fermare i sistemi durante l'analisi?
No. La rilevazione è in larga parte passiva: leggiamo configurazioni, inventari e log. Le verifiche con possibile impatto vengono concordate e pianificate in finestre condivise. È una differenza sostanziale rispetto a un test di intrusione, che va sempre autorizzato e circoscritto.
Cosa riceviamo alla fine?
Un rapporto con lo stato rilevato area per area, gli scostamenti rispetto alle misure attese e un piano di intervento con priorità. È pensato per due lettori: la direzione, che decide dove investire, e chi poi mette le mani sui sistemi.
Possiamo farla da soli con un questionario?
Puoi farti un’idea, e non è tempo perso. Il limite è noto: i questionari registrano quello che si crede sia in funzione, e nella nostra esperienza lo scarto tra dichiarato e configurato è la parte più interessante del risultato.
Chi si occupa poi di chiudere i gap?
Possiamo farlo noi: le stesse persone che hanno rilevato lo scostamento sanno cosa serve per colmarlo. Non è però un vincolo, perché il rapporto è scritto per essere eseguibile anche da un altro fornitore.