Dall’acquisizione di VMware da parte di Broadcom, il tema della virtualizzazione e tornato in cima ai pensieri di molti responsabili IT. I rincari sulle licenze e il passaggio forzato al modello ad abbonamento hanno spinto un numero crescente di piccole e medie imprese a chiedersi se valga ancora la pena restare su VMware o se sia il momento di valutare alternative come Proxmox VE. Nel 2026 la domanda e più concreta che mai, anche perché si intreccia con backup, continuità operativa e incentivi fiscali. Proviamo a fare chiarezza senza slogan.
Cosa è cambiato con Broadcom
Dopo l’acquisizione, Broadcom ha riorganizzato il portafoglio VMware spingendo tutti verso le sottoscrizioni annuali e abbandonando la vendita di nuove licenze perpetue. Il risultato, per molte aziende, è stato un aumento sensibile dei costi al momento del rinnovo. Secondo diverse testimonianze raccolte da operatori del settore, il costo delle licenze e cresciuto in una forbice ampia tra un rinnovo e l’altro, con configurazioni che in alcuni casi sono passate da qualche migliaio di euro l’anno a cifre decisamente più alte.
Va detto per correttezza che nel frattempo c’è stato un parziale dietrofront. Come riportato da Hardware Upgrade, il CEO Hock Tan ha annunciato che Broadcom continuera a supportare i clienti con licenze perpetue già in loro possesso, garantendo tra l’altro l’accesso gratuito alle patch per le vulnerabilità zero-day sulle versioni di vSphere ancora supportate. Attenzione però: questo non significa che tornino in vendita nuove licenze perpetue. Chi acquista nuovi server dovrà comunque sottoscrivere un abbonamento. La concessione, insomma, ammorbidisce la situazione per chi ha già investito, ma non cambia la direzione di fondo.
Perché Proxmox è diventato un’alternativa seria
Proxmox VE è una piattaforma di virtualizzazione open source che negli ultimi due anni ha guadagnato molta credibilità in ambito aziendale, proprio come risposta al nuovo scenario VMware. Il suo punto di forza principale e economico: non essendoci licenze per socket o per core, si azzera la componente di costo che pesa di più nei rinnovi VMware, e resta al più un abbonamento di supporto opzionale. Non a caso gli analisti prevedono un’erosione della quota di mercato di VMware nei prossimi anni a favore di alternative come Proxmox.
Questo non vuol dire che Proxmox sia la scelta giusta per tutti. Ci sono contesti – integrazioni specifiche, applicazioni certificate solo su VMware, competenze già consolidate del personale interno – in cui restare su VMware ha ancora senso. La decisione va presa sui numeri e sulle esigenze reali, non per moda. Ecco i fattori da considerare:
- Costo totale nel tempo: non solo il prezzo delle licenze, ma anche il progetto di migrazione, la formazione e il supporto.
- Compatibilità applicativa: verificare che i gestionali e i software critici siano supportati sulla nuova piattaforma.
- Competenze disponibili: chi gestira l’ambiente, internamente o tramite un partner.
- Continuità durante la migrazione: pianificare il passaggio senza fermare l’attività.
Il nodo del backup: non dimenticarlo mai
Cambiare hypervisor significa anche rivedere la strategia di backup. La buona notizia e che i principali software di protezione dati si stanno adeguando al nuovo scenario. Alla conferenza VeeamON 2026, ad esempio, Veeam ha presentato in anteprima la nuova Veeam Data Platform, prevista per l’inizio del terzo trimestre 2026, con oltre 70 nuove funzionalità tra cui scansione anti-malware estesa, ripristino dell’Active Directory e crittografia post-quantistica. Il mercato del backup, insomma, si sta muovendo per coprire ambienti eterogenei, VMware e non solo.
Il principio resta lo stesso indipendentemente dalla piattaforma: servono backup regolari, testati e conservati in un ambiente isolato, così da poter ripristinare i dati anche in caso di guasto o attacco. Una migrazione è anche l’occasione giusta per rimettere ordine nella protezione dei dati e verificare che i ripristini funzionino davvero.
Incentivi fiscali 2026: un aiuto concreto
Chi sta valutando un rinnovo dell’infrastruttura nel 2026 ha un motivo in più per pianificare bene. La Legge di Bilancio 2026 ha reintrodotto meccanismi di iperammortamento per i beni strumentali digitali, con maggiorazioni significative del costo sostenuto ai fini fiscali. Questo può incidere sulla valutazione economica complessiva di un rinnovo hardware o di un progetto di virtualizzazione. Per capire se e come applicarli conviene sempre confrontarsi con il proprio commercialista, ma vale la pena tenerne conto fin dall’inizio del progetto.
Domande frequenti
Devo abbandonare subito VMware?
No. Se hai licenze perpetue già in uso, continui a essere supportato per le patch di sicurezza sulle versioni idonee. La scelta va fatta al momento del rinnovo o dell’acquisto di nuovo hardware, valutando i costi reali e le alternative.
La migrazione a Proxmox è complicata?
Dipende dalla dimensione e dalla complessità dell’ambiente. Esistono strumenti e procedure consolidate per convertire le macchine virtuali, ma la migrazione va pianificata per evitare fermi e sorprese. Un progetto ben preparato riduce al minimo l’impatto sull’operatività.
Con Proxmox perdo affidabilità rispetto a VMware?
Proxmox è una piattaforma matura, usata anche in ambienti di produzione. Come sempre, l’affidabilità dipende da come l’infrastruttura viene progettata, configurata e mantenuta: hardware adeguato, ridondanza e backup restano essenziali su qualunque piattaforma.
Conclusione
Il nuovo corso di VMware ha aperto una fase di scelte importanti per le PMI. Proxmox è un’alternativa concreta e spesso conveniente, ma la decisione giusta dipende dai numeri e dal contesto specifico di ogni azienda. Il modo migliore per non sbagliare e partire da un’analisi seria dell’infrastruttura IT per le aziende esistente, del costo totale e delle esigenze applicative. PCLab progetta e gestisce ambienti virtualizzati per le imprese del bresciano, con backup affidabili e un occhio agli incentivi disponibili: scopri i nostri servizi informatici oppure parlane con noi per una valutazione su misura per la tua azienda a Villa Carcina, in Val Trompia e in provincia di Brescia.